WHO ARE D’ASY ?

Tre donne.D'ASY logo

Assieme sembrano Testimonial rappresentative di tre fasce d’età per una campagna pubblicitaria e l’acronimo dei loro nomi ha dato origine al brand D’ASY Milano:

il new Art-Luxury concept per borse completamente Made in Italy.

Descrivere D’ASY Milano è descrivere la filosofia che si cela dietro a delle scelte: un prodotto rappresentativo dell’eccellenza italiana, top di gamma, a tiratura limitata, che sposa e racchiude il concetto sensoriale dell’arte.

DONNE GE NIA LI !

 IMG_6652Il Maestro Fausto Minestrini

Difficile liquidare il tutto con un semplicistico “ sono Borse ”

FullSizeRender

Raffinate, innovative, con dettagli che rendono unico ogni pezzo, le borse D’ASY sono pezzi di fantasia e design che non si fermano alla superba qualità del pellame esterno, ma proseguono al suo interno foderandosi di sete antiche scovate nei più antichi laboratori Lariani o con disegni realizzati in esclusiva da importanti Artisti e per i  differenti accostamenti cromatici sono numerate con tanto di Certificato.

Nessuna paura, gli interni sono trattati per garantirne la durata nel tempo.

imageDettagliA nove mesi dall’ideazione hanno macinato tanto lavoro, tutto svolto da loro. Bozzetti, modelli, scelta delle pelli, colori, sete antiche, packaging di lusso, laboratorio di due griffe d’eccellenza per la produzione (che ha accolto con entusiasmo l’innovazione dicendo “finalmente qualcosa di nuovo!“).

FullSizeRenderIl primo modello icona ” LEI “ girava ad inizio primavera nel centro di Milano per un check  – posso dire: “Milano io c’ero”  – con un famoso fotografo di street pronto a cogliere occhiate e reazioni.

Le griffe prestigiose nascono così in fondo, no?

Quindi D‘ASY Milano, il nuovo Luxury-Art brand dell’eccellenza Made in Italy sarà sulla spalla di… beati loro!

E l’Arte è il trait d’union: si troveranno proposte anche al fianco degli Artisti loro Testimonial e nelle gallerie d’arte.

        Il mood? :                Chic et très chic

IMG_9507

Annunci

Scusa, hai da accendere?

Quella lampadina che si chiama  ” Idea ” .

by me concept -by me

I più ricadono nella categoria dei furbi pensando che la proprietà intellettuale sia un dovere di altri.  Succede in continuazione. Personalmente lo hanno fatto anche con me in più occasioni:    ” Quale idea ti viene per sfruttare questa location. Cosa organizzeresti ?”. E giù a disegnare progetti e idee con percorsi sensoriali per mostre fidelizzanti. “Ah! Bell’idee ! “.
   Grazie, lo so da me.
L’apoteosi la si raggiunge con coloro che si occupano di media e broadcasting. Come dire la genesi della comunicazione creativa.
 Ideare un format sul principio del branded entertainment multiplo e regalarlo:  questo mi è stato chiesto!
 Come oso io pretendere che venga retribuito il frutto della mia mente. In fondo era solo una riunione tra-amici-in-ufficio-di-sabato-mattina-a-inizio-anno per:  “Noi facciamo questo, cosa si potrebbe fare di nuovo, cosa ti viene in mente per questa rete televisiva , eh?”
Tu inizi a parlare ed intelai l’idea, poi giorni persi a scrivere ed incrociare dati,  crei il Paper-format che contiene il prodotto finito e perfetto.  Lo consegni.
Brand Ent -by me
by me

Stupendo, si muove la macchina produttiva e… E quindi non solo non osare chiedere che ti venga corrisposto (non con un poi potremmo anche fare) l’idea e lo sviluppo concettuale mentre coordini in team, ma sei stata cattiva ad inviare il tuo Paper-format e registrare i diritti d’autore. Lo volevamo fare noi che abbiamo fatto partire la macchina organizzativa. Non ti parliamo più, cambiamo il nome del format ( Concept, questo sconosciuto ), lo facciamo su un’altra città, utilizziamo il nome della Capitale, utilizziamo gli omini verdi, poi quelli blu…

bha!

( Chi dice sì,  è complice e fautore della rovina del mercato )
Consigli di lettura: Il lavoro intellettuale va pagato – Internazionale.
Internazionale » Opinioni » Il lavoro intellettuale va pagato, di Annamaria Testa.

Metà dei lavori di oggi spariranno nel giro di vent’anni. Quelli nuovi richiederanno empatia, creatività e capacità di negoziazione. Tutti campi che un’intelligenza artificiale, per quanto sofisticata, non riesce a padroneggiare …  sappiamo produrre gusto, piacere e bellezza, tutta roba difficile da informatizzare … C’è un problema, però. Oggi in questo paese sembra strano retribuire il lavoro intellettuale creativo: cioè l’unico non automatizzabile, l’unico importante per il futuro … Il danno di sistema, lo sappiamo, è grande: il comparto delle imprese creative, che già oggi potrebbe sviluppare valore per il paese, stenta … Ma il danno maggiore è ancora invisibile. Nella misura in cui adesso ci rifiutiamo di riconoscere e retribuire adeguatamente come “lavoro” il lavoro intellettuale, stiamo negando l’essenza stessa di tutti i lavori che verranno. E stiamo squalificando e cancellando i lavori del futuro che già oggi esistono: quelli che riguardano la cura e la crescita delle persone, la sperimentazione, la ricerca, la creatività, la progettazione e l’innovazione. 

LA WEEK DESIGN quando l’ig-nobile è nobile

L’appuntamento annuale alla week design ha visto molti visitatori e molti deja vu. Credo che la ragione vada ricercata nell’ osabile-usabile dei produttori che in tempi grami debbono scartare quanto è concettualmente discostante dalla vendita.

Il design a volte è shock, è stravolgimento dell’abitudine, è riduzione dell’oggetto.

Nonostante i deja vu -molte tra le proposte di altre nazioni rimandavano a concetti di design italiano già espressi in passato- e per la famosa frase “Italians do it better”, la parte interessante è come sempre arrivata dai giovani e squattrinati new designer con soluzioni di recupero di materiali ig-nobili trasformati in oggetti nobili.

Immagine

-ph.ID italianDesign-